In queste opere il teschio — reale o finto, oggetto o simbolo — diventa un interlocutore diretto. Le figure scheletriche, talvolta nascoste, talvolta dichiarate, invitano a guardare la morte senza timore, a giocarci, ad amarla, forse a cercarne un senso, ammesso che ne abbia uno.
Nella nebbia dei sentimenti, la morte s’infiamma: i cadaveri affiorano come ossessioni necessarie, rivelando la fragilità e insieme la potenza del nostro stare al mondo. Questo ciclo non celebra la fine, ma la consapevolezza che da essa nasce.
















